La Santa Inquisizione Israeliana, onorando la sua autoproclamata democrazia liberale, accusa di STREGONERIA la relatrice speciale dell’ONU per i diritti umani nei territori occupati palestinesi.
La scena, in sé, sarebbe già grave: una relatrice speciale delle Nazioni Unite insultata nel tempio della diplomazia da un rappresentante di Stato. Ma lo è ancor di più se quella relatrice è italiana e se, a sconfessarla, è lo stesso paese in cui è nata e cresciuta.
Alla faccia del rumoroso patriottismo sbandierato dal governo italiano.
Durante la presentazione del suo rapporto “Genocidio a Gaza: un crimine collettivo” (un’analisi puntuale della responsabilità di 63 Stati nella devastazione di Gaza, definita “strangolata, affamata, distrutta”), la giurista Francesca Albanese è stata oggetto di una serie di interventi che hanno lasciato sgomenta gran parte dell’aula del Third Committee dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di New York, presieduta dal diplomatico thailandese Cherdchai Chaivaivid.
Israele l’ha apostrofata come “una strega fallita” che “da anni diffonde retorica antisemita e calunnie sanguinose. Difende i terroristi e mostra disprezzo per Israele, gli Stati Uniti e l’Occidente”, l’Italia ne ha messo in dubbio integrità e imparzialità, l’Ungheria ha invocato la “linea di pace del presidente Trump”, accusandola di un “pregiudizio cieco e anti-israeliano” e riproponendo la consueta calunnia della complicità con Hamas.
Il dato più significativo è che Israele, Italia e Ungheria sono i soli tre paesi ad aver respinto l’ultimo lavoro di Albanese, che dal 25 ottobre si trova in Sudafrica per la Nelson Mandela Annual Lecture e una serie di incontri con la Desmond and Leah Tutu Legacy Foundation. Non ha potuto recarsi di persona a New York a causa delle sanzioni statunitensi.
Dall’Italia, quindi, nessun segno di sostegno alla relatrice: né dopo le sanzioni, né di fronte agli insulti. Un’assenza di solidarietà che, più della critica politica, ha rivelato la linea di subalternità diplomatica che Roma ha scelto di mantenere sulla giurista italiana.
Francesca Albanese ha replicato con tono fermo ma composto.
La prima risposta è stata rivolta a Danon (rappresentante israeliano): “Finalmente il rappresentante di Israele, dopo tre anni, ha onorato questo mandato della sua presenza. Guardi, è grottesco e francamente delirante che uno Stato genocida non possa rispondere alla sostanza delle mie scoperte e la cosa migliore a cui ricorre è accusarmi di stregoneria. E così sia: quelli accusati di genocidio siete voi. Se allora la cosa peggiore di cui mi può accusare è la stregoneria, la accetto. Ma stia certo che se avessi il potere di fare incantesimi, non lo userei per vendetta. Lo userei per fermare i vostri crimini una volta per tutte e per assicurarmi che i responsabili finiscano dietro le sbarre”.
E ha aggiunto: “Voglio che tra il fiume e il mare, ebrei, musulmani, cristiani e laici vivano in libertà e godano dei loro diritti, non solo un privilegio per pochi. L’Ungheria si sbaglia: non è vero che non ho condannato Hamas, e mi sorprende che l’Italia, mio Paese d’origine, si unisca a questo coro privo di fondamento. Avreste dovuto citare esempi concreti, invece recitate i punti di discussione dell’ambasciatore israeliano”.
Poi, rivolgendosi a tutti i delegati, ha ammonito: “Dobbiamo essere onesti su ciò che stiamo affrontando. Ciò che Israele ha costruito non è affatto eccezionale. È l’ordine coloniale continuato e raffinato. Si tratta di dominio razziale e di espropriazione, aggiornati al nostro secolo e imposti con le armi e le tecnologie di questo secolo. E il Sudafrica dimostra che ciò che oggi sembra invincibile può di fatto essere spezzato quando legge, volontà e coraggio si allineano. Persino i muri più forti cadono. E in questa oscurità, milioni stanno resistendo. Scintille di speranza.”
La giurista ha proseguito: “Vergogna sui governi che si definiscono democrazie liberali e non riescono a frenare i poteri della loro polizia che cercano di mettere a tacere la coscienza, né a sostenere le centinaia di cittadini provenienti da tutto il mondo che continuano a rischiare la vita sotto forma di una flottiglia o di una marcia globale. Rompere l’assedio e fermare il genocidio è un obbligo che spetta agli Stati membri, come dimostra il gruppo anti-apartheid dei nostri tempi. Sono gli Stati a rimanere in silenzio e complici – ha sottolineato – Il popolo unito si sta sollevando. I lavoratori stanno scioperando in tutto il mondo. Il BDS (The Boycott, Divestment, Sanctions Movement, ndr) sta guadagnando nuovo slancio con più consumatori che boicottano strategicamente, aziende che disinvestono e istituzioni, dalle banche alle università, che stanno correggendo lentamente ma costantemente le loro pratiche. La domanda non è più se l’apartheid di Israele e il sistema globale di complicità che lo sostiene finiranno. Importa quando e come”.
Infine, un messaggio ai palestinesi: “Dalla durezza dell’occupazione a ovunque l’esilio vi abbia portato, guardando o subendo il genocidio, la vostra lotta è vista. La vostra resilienza è onorata e il mondo si sta risvegliando con voi e sarà al vostro fianco, come ha fatto con il Sudafrica fino alla vostra liberazione.”
Parole che, nella sala del Comitato, sono state accolte con un lungo applauso e che hanno risuonato come il rovescio esatto degli insulti che le avevano precedute.