INTERVENTO DI RISPOSTA AL PRESIDIO FASCITA PER LA REMIGRAZIONE

Il genio italidiota dei fascisti del terzo millennio propone la remigrazione, riprendendo la parola d’ordine delle destre mondiali, dall’Afd in Germania a Trump il quale, oltre a mettere in pratica la deportazione di migranti dagli Stati Uniti, sostiene la pulizia etnica programmata dal sionismo in Palestina proponendo tra le altre cose la deportazione cosiddetta “volontaria” dei palestinesi di Gaza come soluzione complementare al vero e proprio sterminio.

A questo punto chiediamo alle destre nostrane, per mantenere un minimo di coerenza, il sostegno al rimpatrio di tutti i discendenti d’immigrati verso il paese d’origine: l’Italia. Si stima siano fra gli 80 milioni e i 180 milioni i discendenti di migranti italiani all’estero. Magari potreste iniziare con delle raccolte fondi per il rimpatrio degli oltre 30 milioni di discendenti italiani dal Brasile, o forse meglio partire dai 18 milioni presenti negli Stati Uniti visto che siete in buone relazioni con la presidenza. Poi c’è l’Argentina con più di metà della popolazione italo-discente e siamo sicuri che trovereste dei buoni agganci nel governo locale pure là. Aggiungiamo 4-5 milioni dalla Francia, 1,5 milioni in Uruguay, 5 milioni in Venezuela, circa 1 milione in Australia, 2,5 milioni in Paraguay, 2 milioni in Colombia, quasi 1 milione in Cile e ci fermiamo qua perché la lista rischia di essere un tantino lunga.

Visto che parlate ad ogni piè sospinto di delinquenza vorremo aggiungere alla lista del rimpatrio le imprese italiane che si sono comportate un po’ male infangando l’illustre nome del made in Italy. Hanno solo un po’ esagerato con la violenza, le tangenti, la corruzione, l’inquinamento sprezzante delle terre e lo sfruttamento delle popolazioni locali, magari non saranno fatti gravi come quelli del Capodanno di Milano, ma siamo sicuri che la rinomata coerenza littoria ne uscirebbe preservata. Si potrebbe partire dall’Eni e da Webuild/Impregilo in Africa, da Benetton in Sud America, dalle imprese del fast fashion in Bangladesh.

A proposito di delinquenti e sicurezza, pare che stia emergendo con sempre maggiore chiarezza la corresponsabilità di agenti stranieri nelle stragi commesse sul nostro patrio suolo a partire dagli anni settanta. Sarebbe auspicabile allora aggiungere alle liste di remigrazione le decine di basi militari USA presenti sul nostro territorio nazionale, ma forse ci stiamo scordando che voi fate sempre buoni affari con i forti di turno e vi dispiacerebbe perdere dei così generosi padroni, padrini e boss.

È questa la vostra identità nazionale.

La nostra identità è l’identità umana che contrappone il senso dell’umanità comune alla ferocia dello sfruttamento, dell’individualismo concorrenziale e predatorio, della guerra massacro dei popoli e profitti insanguinati per i milionari di qualsiasi nazionalità, del colonialismo, quello vero, che si fa coi carrarmati e i droni, con l’apparato militare-industriale, con i fondi d’investimento multimiliardari, con la proprietà dei grandi mezzi di comunicazione di massa.

Ma anche a voler cercare nella cultura nazionale dove la trovereste la vostra identità?

Forse in Dante, “emigrante perpetuo”, costretto a lasciare Firenze nel 1302? Il Dante padre della nostra lingua che nell’inferno esalta i grandi spiriti della cultura araba senza i quali oggi non avremo molte opere dei filosofi greci e che nel XIX canto del Paradiso dice chiaramente che nessuno può arrogarsi il diritto di giudicare il valore o la salvezza di un altro in base alla sua origine o religione. Dio giudica le persone per le loro opere, non per la loro provenienza. Anche un uomo nato sulle rive dell’Indo dice, “diverso” per cultura o razza, può essere moralmente buono e meritevole di salvezza.

Detto fra le righe, senza la cultura araba non avremmo neanche la chitarra, nipote dell’oud, quindi niente Paco de Lucia, niente rock and roll, rock, punk, metal, pop, funk e chi più ne ha più ne metta.

Trovereste forse la vostra identità in Boccaccio che nel Decameron narra del musulmano (Saladino) e dell’ebreo (Melchisedech) che si rispettano e diventano amici? La nobiltà è morale, non geografica o di sangue.

La trovereste in Ariosto, che nel mondo letterario delle crociate presenta anche i cavalieri mussulmani come campioni di nobiltà d’animo? Basti pensare all’amore tra Ruggiero (saraceno) e Bradamante (cristiana).

E in quel Giuseppe Mazzini che afferma l’Umanità essere la Patria delle Patrie, la Patria di tutti?

Parlate di identità e radici cristiane quando il messaggio di Cristo è inequivocabile, dialogare e soccorrere gli umili, gli indifesi, gli affamati, i dannati della terra, da qualsiasi parte provengano.

La vostra identità nazionale la trovereste nel poeta italiano Foscolo? Nato in Grecia, da madre greca, che dall’esilio scrive: “Non vi è libertà che non sia comune a tutti gli uomini; nessuna nazione ha diritto di opprimere un’altra.”

“Il valore di un uomo si misura dal suo ingegno e dal coraggio, non dalla terra dove nasce.”

La trovereste in Giuseppe Verdi che mise in musica le sofferenze degli ultimi, come la Zingara Azucena che nel Trovatore è accusata ingiustamente a causa del pregiudizio razziale e culturale, stessa sorte toccata al moro Otello, straniero a Venezia nell’omonima opera del maestro di Busseto?

La trovereste nel Manzoni che afferma: “Ognuno sentiva che il dolore era comune a tutti e che la carità doveva regnare tra gli uomini.”?

La trovereste nel Leonardo Da Vinci umanista universalista che trattava l’uomo e la natura come soggetti universali?

E nel Michelangelo che dà dignità al corpo umano come immagine dell’universale, non come espressione di una specifica etnia?

E se volessimo andare più indietro, a quella cultura romana, cara alle manie imperiali dei vostri padrini?

Trovereste la vostra identità in Seneca? Nato a Cordoba, che si esprime con chiarezza: “Non c’è uomo che sia più nobile per nascita: tutti siamo uguali di fronte alla virtù. Non il sangue, ma la ragione distingue il vero romano” “La vera grandezza consiste nel saper rispettare ogni essere umano.”

Oppure nell’ Apuleio delle Metamorfosi, celebratore della diversità culturale e geografica, nato nell’odierna Algeria?

Nell’Epitteto che oggi sarebbe turco, per il quale la virtù e la libertà non dipendono dalla nascita o dalla pelle?

E nel Cicerone che afferma: “La giustizia non guarda a nazioni o lignaggi, ma alla rettitudine: colui che tratta gli stranieri e i provinciali con equità mostra vera nobiltà. ?

Le vostre radici affondano negli amati imperatori romani, fra i quali ricordiamo Settimo Severo, africano nato in Libia, Marcus Opellius Macrinus nato in Algeria, Elagabalo e Severo Alessandro nati in Siria, Gordiano I e Gordiano II della Tunisia, Diocleziano dell’odierna Croazia oppure Costantino I, dell’odierna Serbia, il primo imperatore cristiano?

La vostra identità è essere forti con i deboli, gli oppressi e gli sfruttati; deboli e servili con gli sfruttatori.

Si tratta di un’identità piuttosto ristretta e non siate ridicoli nell’azzardarvi a farla coincidere con le radici della cultura del popolo italiano che affondano in un cielo molto più vasto.

Si perché le vostre radici affondano solo nella putrida melma di quel fascismo che diceva di avere a cuore il popolo e la sua terra e lo stesso popolo lo ha portato dritto nel più grande macello della storia dell’umanità: la Seconda guerra mondiale. Quel fascismo il cui Duce, tronfio manipolatore, fedele servitore dei ricchi, provò a scappare travestendosi da soldato tedesco e portando con sé 4 borsoni con lingotti d’oro che aveva rubato. Quel fascismo che ha innalzato la cultura patriarcale a modello, la stessa cultura che oggi produce centinaia di femminicidi e violenza diffusa in famiglia, nella maggior parte dei casi agita da maschi “bianchi” italiani. Quel fascismo delle leggi razziali che ha creato i propri campi di concentramento e collaborato con quelli nazisti.

E oggi anche in Provincia di Trento vogliono aprire un CPR, i nuovi lager del terzo millennio.

Al fascismo continueremo ad opporre la dignità delle nostre lotte nello spirito delle partigiane e dei partigiani, a partire dalla banda Mario: donne e uomini di tutte la nazionalità, anche africani, che combatterono in Italia contro il fascismo, per la libertà e la giustizia sociale, per tutte e tutti noi.

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