Ricordiamo la giovane operaia Luana D’Orazio

Riceviamo e pubblichiamo!

Il 3 maggio 2021, in un’azienda tessile del pratese, moriva Luana D’Orazio, giovane operaia di 22 anni assunta come apprendista. Qualcuno aveva rimosso il meccanismo di protezione dell’orditoio su cui lavorava: Luana fu agganciata da una sbarra che la trascinò dentro al motore.

Sua mamma, Emma Marrazzo, dichiarò a Repubblica: “Il corpo di mia figlia aveva fatto 4 giri completi intorno all’asse, prima che un operaio fermasse la macchina, che stava andando alla velocità massima… Ormai sembrava un gomitolo, aveva la testa schiacciata contro il rullo. È stato terribile guardare quelle immagini, ma ho dovuto farlo»

Il primo soccorritore era lontano 30 metri dalla macchina.

I titolari della società se la cavarono, grazie all’obbrobrioso istituto del “patteggiamento”, con una condanna a due anni (quindi senza un solo giorno di carcere) e una multa di 10.000 euro più un risarcimento alla famiglia di 1 milione di euro pagati dalla compagnia assicurativa dei padroni della fabbrica: liberi di continuare a sfruttare a morte gli operai. Tutt’al più aumenterà il costo dell’assicurazione.

Nei riguardi dell’unico imputato rimasto, il manutentore che avrebbe materialmente rimosso il cancelletto di protezione della macchina, il tribunale ha stabilito ieri che “il fatto non sussiste”, assolvendolo.

La perizia richiesta dal tribunale all’epoca evidenziò che il cancelletto non era usato da parecchio tempo: era pieno di ragnatele e mostrava “evidente manomissione con altrettanto evidente nesso causale con l’incidente”.

Si calcolò anche che l’aumento del8% della produzione determinò la rimozione del dispositivo di sicurezza che avrebbe potuto salvare la vita di Luana di 22 anni.

*il volto più brutale, ma più vero, del capitalismo.*

…dal comunicato del

_Comitato_ _per la Difesa_ _della Salute nei_ _Luoghi di Lavoro e nel_ _Territorio_

Sesto S.Giovanni, 19.11.2025

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