Il genocidio in Palestina continua

Il genocidio in Palestina continua. Una vergogna per tutta quell’umanità che accetta un’ infamia scellerata, atroce e malvagia, erede delle più grandi infamie della storia.Il piano di pace di Trump è un trucco per permettere la continuazione della pulizia etnica e del genocidio ad un ritmo più lento ma più coperto.A Gaza:

Dei 600 camion al giorno di aiuti umanitari previsti dal piano di tregua firmato il 10 ottobre, più della metà sono carichi commerciali, con beni che diventano costosissimi per il mercato nero e restano inaccessibili alla maggior parte della popolazione.

I temporali hanno distrutto migliaia di tende, inondato decine di migliaia di famiglie, il freddo ha ucciso già 13 persone.

Le autorità israeliane impediscono l’ingresso di molte componenti per riparare le attrezzature mediche. Continuano a negare qualunque crisi umanitaria o alimentare.

Da gennaio una legge israeliana potrebbe vietate l’ingresso a Gaza di molte ONG che si occupano di cure mediche e aiuto umanitario, 14 sono già state bandite.Per esempio Save the Children. Quest’ultima assieme ad Amnesty e Human Right Wach hanno definito quello perpetrato dallo Stato d’Israele un genocidio.Secondo l’ONU, le ONG internazionali sostengono attualmente la maggior parte del sistema sanitario di Gaza.

A Jabalia, i carri armati hanno sparato contro gli sfollati.

Bombardamenti con l’artiglieria su Khan Younis, Rafah, Hayy Zeitoun e est di Gaza città.

Conto il quartiere Hay Tuffah sono stati usati gli elicotteri, che hanno sparato contro la folla.

Le operazioni di demolizione delle costruzioni vanno ad una velocità impressionante, con l’uso di bombardamenti aerei, robot esplosivi e bulldozer. Obiettivo: costringere i palestinesi ad andarsene.

Il relatore Onu per il diritto all’abitazione ha dichiarato: “Non c’è un cessate il fuoco a Gaza e Israele insiste nel vietare l’ingresso degli aiuti. Per far fronte al freddo ed alle piogge bisogna permettere l’ingresso dei caravan e le case prefabbricate, che sono lì ai valichi, ma bloccati. Tutte le nostre richieste avanzate ufficialmente al governo israeliano sono state respinte.”In Cisgiordania:

I coloni israeliani, scortati ed esercito e ministri del governo continuano ad attaccare, uccidere e picchiare civili, incendiare ulivi.

917 coloni hanno preso d’assalto la moschea di Al-Aqsa.

Secondo i dati della Federazione generale dei lavoratori palestinesi, in due anni, 44 lavoratori sono stati uccisi dal fuoco dell’esercito israeliano e più di 32.000 altri sono stati arrestati, all’interno dei loro luoghi di lavoro o mentre cercavano lavoro.

La nostra domanda è semplice, tutto questo non è terrorismo? Terrorismo dei coloni, terrorismo di Stato?

Ci sono però alcuni dati incoraggianti che provengono dallo Stato che più sostiene lo Stato sionista.

Israele è il paese che riceve più aiuti dagli USA, 22 miliardi dal 7 ottobre.

Lo scorso anno ogni contribuente statunitense ha pagato 112 dollari per equipaggiare l’esercito di Netanyahu.

Gli Stati Uniti hanno finanziato il 70% della “guerra” di Gaza.

Nel congresso attualmente in carica 349 eletti, ovvero il 65% dei membri, hanno ricevuto finanziamenti da uno dei gruppi che compongono la lobby filo-israeliana. (Es. Aipac)

Allo stesso tempo però

l’intervento d’Israele a Gaza è disapprovato dal 60% degli statunitensi ed è sostenuto “solo” dal 32%.

Inoltre per la prima volta da quando è stata posta loro questa domanda, cioè nel 1998, i cittadini che sostengono il palestinesi sono più di quelli che sostengono gli israeliani.

Un simile ribaltamento si osserva anche tra i milioni di ebrei del paese.

Un terzo degli ebrei a New York ha votato per Mamdani, sindaco musulmano con posizioni filo-palestinesi (in una città con 1 milione e 300.000 ebrei).

A forza di essere usato impropriamente l’accusa di antisemitismo ha perso di significato. Quando gli ebrei statunitensi si allontanano da Israele e la causa di questo Stato viene abbracciata con passione dai cristiani evangelici la manovra manipolatoria diventa fin troppo evidente.

Alcuni parlamentari democratici hanno ormai rinunciato al sostegno dell’ Aipac. Queste sono solo alcune tendenze.

Quello che possiamo e dobbiamo fare noi nei posti in cui viviamo è continuare ad allargarle, continuare a denunciare, ampliare la coscienza in tutti i luoghi possibili, continuare a lottare contro le collaborazioni, contro il genocidio del popolo palestinese, affinché non finisca come per lo sterminio degli Indiani d’America o la deportazione degli schiavi africani.

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