L’internazionalismo delle e degli sfruttate/i torna a vibrare forte e chiaro.

L’internazionalismo delle e degli sfruttate/i torna a vibrare forte e chiaro.

I principali porti del Mediterraneo e del Mare del Nord sono stati bloccati per tutta la giornata di ieri, per il primo sciopero internazionale dei lavoratori portuali contro le guerre e l’imperialismo.

Le bandiere della Palestina erano le più numerose nei cortei organizzati in tutti gli scali marittimi più importanti d’Europa, tra cui Marsiglia, Bilbao, Pireo, Genova. Braccia incrociate anche in Nord Africa e Medio Oriente, da Mersin in Turchia a Tangeri in Marocco. Le adesioni sono arrivate oltreoceano in Sud America e Stati Uniti.

Dalla Grecia parla il sindacalista Markos Bekris: ” Ci vogliono complici in guerre che non hanno nulla a che vedere con gli interessi dei lavoratori. Allo stesso tempo ci chiedono di lavorare 13 ore al giorno e di accettare la flessibilità, ma con salari da fame, insicurezza, repressione e il saccheggio dei nostri fondi previdenziali.”

Ad Amburgo un lungo corteo partito dal terminal Hapag-Lloyd per convogliare davanti al Consolato statunitense.

In Italia la nave Virginia della compagnia israeliana Zim è rimasta al largo di Livorno col suo carico di armi e non ha potuto attraccare a causa dello sciopero.

Lo stesso è accaduto ad altre navi della stessa compagnia a Venezia e Genova. A Ravenna la nave Eagle 3 di MSC, diretta ad Israele, ha deciso di non avvicinarsi nemmeno alle banchine, mentre davanti agli uffici dell’Autorità portuale era in corso un nutrito corteo di lavoratori e cittadini. Analoghe manifestazioni si sono tenute ad Ancona, Trieste, Civitavecchia, Cagliari, Salerno, Bari, Palermo e Crotone.

È stato costituito un coordinamento internazionale.

A parte Spagna e Slovenia dove è stato introdotto un embargo totale di armi, negli altri paesi europei il transito di armi verso Israele avviene regolarmente.

I portuali in lotta non vogliono esserne complici.

Lottiamo a fianco a loro contro il genocidio, per la giustizia sociale e ambientale, contro le guerre che affamano noi che stiamo in basso e ingrassano i milionari.

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