LA “DEMOCRAZIA” DEI MILIARDARI

Riceviamo e pubblichiamo!

LA “DEMOCRAZIA” DEI MILIARDARI

I 902 miliardari statunitensi hanno da soli un patrimonio complessivo di circa 6800 miliardi di dollari, quasi quanto il PIL complessivo di Gran Bretagna e Francia.  Nel 2017 la FED conteggiava 100 milioni di poveri o a rischio povertà… In un simile contesto si può parlare di democrazia?
Vale la pena ricordare il carattere di classe del Congresso statunitense: un vero e proprio parlamento di milionari, dato che questo è lo status di circa la metà dei membri. Secondo i dati del Center for Responsive Politics (OpenSecrets) nel 2012, tra i 435 deputati e 100 senatori, almeno 268 membri (circa il 50%) avevano un patrimonio netto di almeno 1 milione di dollari. In particolare, nella Camera il 48% era costituito da milionari (207 su 435), mentre nel Senato la percentuale era ancora superiore. Dati più recenti (2020) confermano che ancora oltre metà dei membri risulti avere un patrimonio pari o superiore a 1 milione di dollari, con la concentrazione più alta nel Senato. 
Nel totalitarismo americano la distinzione tra repubblicani e democratici è pura facciata. Entrambi di fatto rappresentano nient’altro che l’élite dei ricchi. Se nel 1976 il costo medio per vincere un seggio al Senato era di 609 mila dollari, nel 2016 è stato di 19,4 milioni…  Ganser cita i giornalisti tedeschi Mathias Brockers e Paul Schreyer, che hanno parlato di un patrimonio privato medio per i senatori di 3 milioni di dollari, e nel ricordare il peso dei «pochi super-ricchi» che «condizionano la politica statunitense», ricorda come perfino la BBC sia arrivata nel 2014, sulla base di uno studio dell’università di Princeton, a definire gli USA «un’oligarchia, non una democrazia»; una tesi suffragata anche dall’ex presidente Jimmy Carter, che nell’autunno 2015 «denunciò che le redini del potere sono nelle mani di pochi ricchi e che quindi gli USA, da democrazia che erano, sono diventati un’oligarchia, trasformandosi in un governo di pochi abbienti. Spendendo quantità enormi di denaro, i più facoltosi decidono chi diventa presidente. Alla fine la scelta si riduce sempre unicamente a due ricchi esponenti di quell’1 per cento».
Carter ha affermato testualmente: «tutti i candidati statunitensi alla presidenza devono poter disporre di almeno 200 o 300 milioni di dollari».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *