Il nostro romanticismo è anticapitalista

Il nostro romanticismo è anticapitalista:

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Nelle nostre società capitalistiche lo scambio fra qualità umane concrete – amore per amore, fiducia per fiducia – è sostituito dallo scambio astratto di denaro per una merce.

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Nel capitalismo il denaro detiene un potere tale che gli permette di distruggere e dissolvere tutte le «qualità umane e naturali» assoggettandole alla propria misura puramente quantitativa: l’amore diventa calcolo utilitarista, la soccorevolezza competizione, la solidarietà concorrenza, il coraggio altruista calcolo del profitto, i beni comuni (acqua, terreni fertili ecc.) diventano miniere da cui estrarre denaro.

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Il lavoratore è ridotto alla condizione di merce, la merce umana, diventando un essere dannato, «tanto spiritualmente che fisicamente disumanizzato», costretto a vivere nelle moderne caverne, che sono peggio di quelle primitive perché la loro aria “è ormai viziata dal mefitico alito pestilenziale di una civiltà” la cui unica misura è la quantità. O c’hai soldi o sei fottuto.

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Come un commerciante di pietre preziose «vede soltanto il valore commerciale, ma non la bellezza e la natura caratteristica del minerale», gli individui nella società capitalista perdono la loro sensibilità materiale e spirituale, e la sostituiscono con l’esclusivo senso del possesso. In una parola: l’essere, la libera espressione della ricchezza della vita attraverso attività sociali e culturali, è sempre più sacrificato all’avere, all’accumulazione del denaro, delle merci e del capitale.

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