Lettera di Paolo Voltolini in solidarietà al gestore del Rifugio Marchetti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo!

Di fronte a un genocidio, qualsiasi neutralità – ancorché mascherata da formalismi legali – è complicità.

Benissimo ha fatto il gestore del rifugio Marchetti ad esporre la bandiera palestinese.

Deludente e irritante la decisione della Sat di chiederne la rimozione, probabilmente su input – dopo oltre un anno peraltro – di qualche suo iscritto dall’ animo censorio e alquanto ipocrita.

La bandiera palestinese rappresenta la sacrosanta istanza di liberazione di un popolo (uno Stato palestinese non esiste ndr) sottoposto da insopportabili decenni ad una continua, coloniale espropriazione, brutale all’inverosimile nei suoi ormai palesi intenti genocidari. Rappresenta l’ anelito di libertà all’ autodeterminazione, il battito del cuore di uomini e donne che vivono quotidianamente l’ indicibile orrore dello sterminio. Chi espone la bandiera palestinese, nel suo piccolo e per quel che gli è dato poter fare, rivela il coraggio e la dignità di restare umano in tempi disumani. Dice il suo NO alla infame complicità del proprio paese e delle sue Istituzioni, colpevoli – come molti altri – in Europa e altrove, di sostenere Israele e le sue aberranti pratiche in ogni modo possibile.

Di fronte a un genocidio ogni rifugio dovrebbe esporre la bandiera palestinese. Ogni casa, ogni balcone, ogni amministrazione comunale, provinciale, regionale e via a seguire dovrebbero farlo.

Per restare umani ripeto, per non diventare indifferenti, per non coprire i carnefici di turno.

Paolo Voltolini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *