Sosteniamo e diffondiamo la campagna di boicottaggio nei confronti della multinazionale farmaceutica israeliana TEVA.


Ognuna e ognuno di noi può volantinare il volantino allegato davanti alla farmacia del proprio Comune.

Perché boicottare TEVA (industria farmaceutica israeliana)❓❓❓❓

Estratti dal dossier di BDS Italia che potete trovare in versione integrale a questo link: https://bdsitalia.org/index.php/la-campagna-bds/comunicati/172-campagne/teva/teva-campagna/2857-chi-e-teva

“Teva Pharmaceutical Industries Ltd” è una multinazionale con sede in Israele, operante nel settore dell’industria farmaceutica. Sviluppa, produce e commercializza farmaci equivalenti, i cosiddetti generici, per i quali è leader mondiale, oltre a una vasta gamma di farmaci originali, alcuni innovativi, in esclusiva, e principi attivi farmacologici, utilizzati da altre industrie. Nel campo dei farmaci specialistici il focus della produzione e della ricerca sono l’oncologia e le patologie del sistema nervoso centrale, quali sclerosi multipla, disturbi del movimento, emicrania, dolore e malattie neurodegenerative (fonte Teva 2024). È la diciannovesima tra le 20 aziende farmaceutiche più redditizie al mondo. Produce in 53 siti, in 33 Paesi, con 37.000 dipendenti a livello globale, 60 paesi in cui vende i suoi prodotti, 200 milioni di consumatori (fonte Teva 2023).

Nel 2021 Teva ha perso un processo storico in cui una giuria di New York ha ritenuto la società colpevole di aver alimentato la crisi degli oppioidi negli Stati Uniti: “Teva ha consapevolmente e intenzionalmente ingannato i newyorkesi e il popolo americano sui pericoli mortali degli oppioidi e la giuria li ha giudicati responsabili della devastazione e della distruzione che hanno causato.”

Teva si considera impresa nazionale israeliana e questo traspare anche nelle dichiarazioni alla stampa del suo CEO che, a febbraio 2024, afferma: “…l’essenza del nostro DNA è in Israele e questa è la sua forza.”6
È la più grande azienda commerciale (e industriale) del mercato israeliano per patrimonio netto, utile netto, reddito operativo e valore di mercato. L’azienda è anche il maggior fornitore di prodotti e servizi sanitari sul mercato israeliano, per volume di vendite.

Come parte dominante dell’industria farmaceutica israeliana, Teva gode dei vantaggi generati dall’occupazione illegale dei territori palestinesi, condizione che le consente di sfruttare il mercato palestinese, che è di fatto un mercato vincolato alle aziende israeliane.

Teva, come altre aziende israeliane e multinazionali, gode dei vantaggi strutturali del mercato palestinese nel quadro dell’occupazione israeliana in diversi modi:

  • ha facile accesso al mercato palestinese, senza dogane e controlli ai posti di blocco;
  • gli agenti di Teva non devono modificare nessuno dei loro prodotti per poterli vendere nei Territori Palestinesi Occupati. Pertanto, l’azienda può vendere farmaci che non sono etichettati e non sono accompagnati da foglietti informativi in arabo, nonostante la popolazione sia di lingua araba;
  • Teva incontra poca o nessuna concorrenza da parte dell’industria dei farmaci generici più economici, come risultato delle restrizioni imposte dal Ministero della Salute israeliano sui farmaci che hanno accesso al mercato palestinese. L’importazione di farmaci in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza infatti è consentita solo per i farmaci registrati in Israele. Questa regolamentazione rappresenta un ostacolo allo sviluppo del commercio con il vicino mercato arabo (con piccole eccezioni). Il mercato palestinese non è quindi in grado di mantenere relazioni di import/export con i paesi più vicini, in quanto i farmaci registrati in Israele sono importati principalmente dall’UE, dal Nord America e dall’Australia.

Infine, i prezzi dei farmaci palestinesi sono fissati in base ai prezzi in Israele, che appartiene alla stessa categoria di mercati ad alto reddito dei paesi dell’UE. Ciò è chiaramente problematico alla luce del fatto che i principali parametri economici dei Territori Occupati, come il PIL e il reddito medio, sono molto al di sotto delle cifre di quello dell’Europa e di Israele.

Nel 2022 il FMI stimava il PIL pro capite pari a 50.204 dollari internazionali in Israele e 6.243 in Palestina.

Rapporti inquietanti suggeriscono che il Ministero della Salute israeliano avrebbe permesso a grandi aziende farmaceutiche nazionali di testare prodotti sui prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.

Sono stati, inoltre, segnalati problemi di inquinamento da farmaci dei fiumi nei territori palestinesi.

TEVA ITALIA
In Italia Teva arriva nel 1992, acquisendo siti per la produzione di principi attivi distribuiti in tutto il mondo.

Nel corso degli anni Teva Italia è diventata uno dei principali fornitori di farmaci equivalenti, farmaci specialistici e farmaci da automedicazione, sia nelle farmacie presenti sul territorio che in ospedale, coprendo tutte le aree terapeutiche, in particolar modo l’area cardiovascolare e le patologie croniche, con un focus innovativo nell’area del sistema nervoso centrale. (Fonte Teva Italia 2024)

Anche Teva Italia si distingue per la pratica del “Washing” ovvero la strategia con cui un’impresa cerca di migliorare la propria immagine pubblica, spesso enfatizzando (o fingendo) un impegno verso cause etiche o sociali, senza che tali valori siano realmente integrati nel suo operato concreto.
Un recente esempio è l’adesione di Teva Italia al Global Compact delle Nazioni Unite.

Il Global Compact delle Nazioni Unite15 invita le aziende di tutto il mondo ad allineare le proprie operazioni e strategie agli obiettivi globali di sviluppo sostenibile; alle imprese è richiesto di promuovere e rispettare i diritti umani universalmente riconosciuti, nell’ambito delle rispettive sfere di influenza, e di assicurarsi di non essere, seppure indirettamente, complici negli abusi in materia di diritti umani.

PERCHÈ ATTUARE AZIONI NON VIOLENTE DI OPPOSIZIONE A TEVA

Come tutti sappiamo il farmaco è un prodotto destinato alla cura delle malattie e a salvare vite umane; esso è quindi uno strumento particolare, con un alto valore pratico, ma anche con un contenuto etico che lo distingue da molte altre merci.

La vendita e l’acquisto dei farmaci Teva contraddice questo valore etico perché contribuisce al profitto di una azienda che trae chiaramente vantaggio da una condizione di occupazione militare. Inoltre, i profitti di Teva, accumulati anche grazie allo sfruttamento del mercato palestinese, contribuiscono all’economia israeliana e vanno a rafforzare l’apparato militare utilizzato per attuare crimini contro l’umanità, inquadrabili in un possibile genocidio ai danni della popolazione palestinese, secondo le parole della Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite.

In questi mesi Teva si è pubblicamente schierata con lo stato e l’esercito israeliano sia con dichiarazioni che con aiuti concreti.

Nello stesso articolo, si riporta che Yossi Ofek, CEO di Teva Israele e del cluster Ucraina, Africa e Medio Oriente, ha dichiarato: “In qualità di azienda farmaceutica nazionale israeliana, ci siamo impegnati fin dal primo giorno di guerra, a beneficio di Israele, dei feriti e delle ferite, delle famiglie degli sfollati e delle forze di sicurezza. Abbiamo triplicato le forniture di medicinali nonostante i reclutamenti nelle riserve nelle prime settimane, abbiamo donato medicinali essenziali, composti per alimenti per bambini e computer, abbiamo sostenuto l’MDA21 e il Bental22, 23, abbiamo aiutato con il raccolto e l’agricoltura, abbiamo trasportato prodotti dall’Otaf e i nostri dipendenti hanno donato tonnellate di attrezzature necessarie”.

L’azienda non ha attuato alcuna misura analoga a sostegno della popolazione civile colpita a Gaza.

Un’ulteriore nota di contraddizione – non priva di implicazioni etiche – risiede nel fatto che, mentre Teva commercializza farmaci volti al miglioramento della salute umana, nella Striscia di Gaza il sistema sanitario è ridotto al collasso a causa degli attacchi indiscriminati condotti dallo Stato israeliano. Sul sito di Teva non si trova alcuna notizia rispetto a prese di posizione di condanna su quanto sta accadendo a Gaza o a forme di impegno e di sostegno della popolazione gazawi.

Ospedali e personale sanitario sono obiettivi deliberatamente scelti dall’esercito israeliano, in aperta violazione della Quarta Convenzione di Ginevra (articoli 18, 19, 20 e 21) e di ogni norma del Diritto Internazionale. Basti pensare che TUTTI i 36 ospedali della Striscia di Gaza sono stati ripetutamente bombardati. Oltre 1400 operatori sanitari sono stati uccisi dal 7 ottobre e oltre 400 risultano illegalmente detenuti, senza accuse e senza processo. Dei 36 ospedali di Gaza, attualmente (inizio maggio 2025) solo 4 sono completamente funzionanti, mentre 6 operano parzialmente (nessuno a Rafah). (NDR: tra il 16 e il 19 maggio sono stati gravemente danneggiati altri cinque ospedali: Nasser, ospedale europeo, ospedale indonesiano, Al Hawda e Hamad, struttura finanziata dal Qatar e specializzata nel trattamento di amputazioni. Fonte: Eliana Riva, Escalation, nella Striscia i giorni più mortali dell’anno, Il manifesto, 20/5/25).

A Gaza Nord i posti letto ospedalieri disponibili si sono ridotti da 2mila a meno di 300 (occorre mettere più pazienti in un letto) e circa il 40% dei pazienti che necessitano di dialisi non riescono ad accedervi, con conseguenze letali. Lo stesso vale per i pazienti cardiologici e oncologici, e per la gran parte dei neonati prematuri, dato che sono rimaste solo 20 incubatrici, delle 100 originarie. Nei pochi ospedali di Gaza rimasti attivi sono ricoverati per lo più donne e bambini, di cui il 90% con gravi ustioni. Ma dall’inizio di marzo il blocco totale degli aiuti ha fatto sì che oggi manchi di tutto, dal cibo al carburante, dai farmaci essenziali ai fluidi endovenosi. Almeno 65 bambini sono già morti di fame e almeno 10 mila soffrono di malnutrizione grave. Si rilevano anche malformazioni congenite mai viste, si presume causate dalle armi USA utilizzate dall’IDF. (Fonte: Ministero della salute di Gaza, 4 maggio 2025).

A Hay Tuffah ad est di Gaza città l’esercito di occupazione ha preso di mira l’ospedale pediatrico di Addurra, colpendo il reparto delle terapie intensive e prendendo di mira in particolare i pannelli solari che garantivano la fornitura di energia alla struttura ospedaliera. (Fonte: Anbamed, 23 apr 25).

Analogamente, ha dichiarato di aver bombardato con due missili l’ospedale Al-Ahli a Gaza, affermando, senza darne prova, di aver colpito capi di Hamas. (Fonte. Anbamed, 23 apr 25) e rivendicando, in tal modo, un crimine di guerra e contro l’umanità.

Quindici operatori umanitari palestinesi sono morti la notte del 23 marzo: erano scesi dalle ambulanze per effettuare un soccorso poco fuori Rafah, quando i soldati hanno aperto il fuoco su di loro. Li hanno ritrovati sette giorni dopo sepolti insieme ai loro mezzi in una fossa comune scavata sul posto.

Da dati diffusi dall’IPC (la scala globale per classificare le crisi alimentari e nutrizionali) oltre 495.000 persone a Gaza, compresi bambine e bambini, soffrono la fame a causa dell’estrema mancanza di cibo. Il portavoce dell’Unicef Salim Oweis ha rilasciato una dichiarazione da Deir al-Balah, nella zona centrale di Gaza: «L’acqua di fogna è ovunque per le strade. La rete idrica e fognaria di Gaza e i suoi impianti di trattamento delle acque reflue sono stati distrutti». Ciò aggiunge un altro tassello di disperazione dovuto alle malattie infettive fortemente in aumento, soprattutto tra i bambini.

A fronte delle politiche messe in atto da Israele nei confronti della popolazione palestinese e dei crimini perpetrati su civili innocenti, crediamo non sia possibile rimanere in silenzio.

L’industria farmaceutica israeliana ha la responsabilità di trarre vantaggio da un brutale regime di occupazione militare e di discriminazione sistematica che semina morte e distruzione in Palestina. Così facendo viene meno al suo dovere di tutela del valore della vita e al principio etico dell’umana solidarietà.

Per questi motivi invitiamo ad un boicottaggio dei farmaci prodotti dalla società israeliana Teva (inclusi i marchi Rathiopharm, Dorom e Cephalon), i cui farmaci generici possono essere in genere facilmente sostituiti da altri di aziende differenti. Il boicottaggio è ovviamente da escludersi per quei farmaci che non siano sostituibili sul mercato.

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