In Francia studentesse e studenti, lavoratrici e lavoratori scendono in piazza unite e uniti contro l’aggressione delle politiche neoliberiste lacrime e sangue del governo Macron che, mentre scuole e ospedali cadono a pezzi, investe in armi e impoverisce il popolo.
Un gran bell’esempio per tutti noi che in Italia subiamo un’ analoga evidente aggressione alle nostre condizioni di vita, di studio e di lavoro.
La brutalità documentata dell’azione delle forze repressive, le cariche della polizia nei licei e nelle università, gli adolescenti mutilati dal lancio di granate ad altezza d’uomo, le migliaia di arresti – la maggior parte dei quali di minorenni -, il ricorso sistematico a forze (sempre più speciali) antisommossa dotate di «dispositivi militari intermedi» a elevato impatto traumatico. Questa è la risposta sempre più violenta dello Stato francese che ricorda apertamente la violenza di uno stato coloniale occupante, anche per questo ci sono moltissime bandiere palestinesi fra gli studenti francesi che lottano per un’istruzione e un futuro più degni.
Nelle scorse settimane migliaia di studenti tedeschi erano scesi in piazza contro la leva militare e la reintroduzione della coscrizione e decine di migliaia di persone avevano partecipato alle manifestazioni contro la guerra e il militarismo che si sono svolte nelle principali città della Germania, lo Stato che si sta armando di più e con maggiore velocità in Europa, rispondendo all’appello “Mai più guerra – Deponete le armi”. Si tratta dello stesso riarmo in cui è impegnato lo Stato italiano, il riarmo per la guerra della Nato contro la Federazione russa, con il popolo ucraino ridotto a carne da macello e le commesse milionarie per rinfoltire gli arsenali che fruttano profitti stratosferici ai milionari di entrambe le parti.
In Spagna Maricarmen, un’anziana 87enne che viveva da 70 anni nel suo appartamento si è vista quintuplicare l’affitto da uno fondo immobiliare che aveva acquistato l’abitazione e non potendo permetterselo è stata violentemente sfrattata; è morta qualche settimana dopo in ospedale. La giusta rabbia del popolo spagnolo ha fatto insorgere un ampio movimento di massa per il diritto all’abitare, a una vita degna. Lo slogan è chiaro: le città appartengono a chi le vive, non ai mercati finanziari. I milionari speculatori edilizi massacrano il tessuto sociale, colonizzano i quartieri. E così i centri urbani si omologano. I negozi di prossimità spariscono. Al loro posto nascono catene di fast food e negozi di souvenir. Tutti uguali. Interi quartieri popolari in tutti i più bei porti del Mediterraneo vengono acquistati da grandi fondi d’investimento multinazionali. I centri storici sono diventati prodotti finanziari. La redditività degli affitti brevi tramite grandi piattaforme ha drogato il mercato immobiliare; i canoni d’affitto superano ormai i salari medi locali. I giovani non possono emanciparsi e sempre più lavoratori regolari sono costretti a vivere in auto o sotto una tenda.
Di fronte a questa situazione di totale degrado la protesta diffusa che dilaga sempre più, non è guidata dai partiti, ma da reti sociali nate dal basso. Per esempio Il Sindicato de Inquilinas (Sindacato degli Inquilini) in testa alla mobilitazione di Madrid e Barcellona. Chiedono il blocco totale delle licenze turistiche e l’espropriazione dei “Fondos buitre”, i fondi avvoltoi. A difesa dei quartieri opera la rete Stop Desahucios (Stop Sfratti). Creano barriere umane per difendere le famiglie dall’espulsione.
Queste sono le guerre dei milionari che, anche grazie ai governi complici, si comportano con noi che stiamo in basso come una potenza coloniale occupante succhiasangue: guerra al diritto all’abitare, ad una scuola degna, alla salute per tutte e tutti, guerra ai salari, al futuro dei giovani da mandare al massacro per guerre guerreggiate che fanno solo il profitto per loro, i milionari, e i cadaveri per noi che stiamo in basso.
In Spagna, Francia e Germania si espande, contro una passiva rassegnazione, una reazione popolare a queste guerre dei milionari.
Lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, pensionate e pensionati, basta aspettare, basta stare zitti, un movimento di lotta, al fianco delle nostre sorelle e fratelli in Europa e in Palestina è indispensabile.
SPAZIO APERTO: CONTROCULUTRA BE.BRECHT – TRENTO