Per finanziare i servizi sociali è necessario far pagare l’IRPEF ai miliardari come è stato fino al 1980 per legge 825/71, entrata in vigore il 1° novembre 1974, applicativa della legge costituzionale, art. 53, che sancisce che “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”
La legge prevedeva 32 aliquote, la prima del 10% per chi guadagnava fino a 2 milioni di vecchie lire e l’ultima del 72% per chi superava il reddito di 500 milioni di lire. Tradotte in euro, si avrebbe un’aliquota del 2% nei confronti di chi guadagna 16.822 euro e poi un’aliquota del 72% per chi guadagna 4.205.509 e oltre.
Il governo Craxi prima e poi i governi Berlusconi hanno soppresso le aliquote riguardanti gli alti redditi, fissando l’aliquota più alta al 43% ed escludendo dalle superiori aliquote gli ulteriori redditi rinunciando così alle tasse a carico dei redditi miliardari.
È indispensabile il ripristino aggiornato della riforma fiscale realizzata dalla legge 825/71.
E ricordiamo che negli USA fino al 1963, l’aliquota fiscale massima è ancora sopra il 90% su un limite di reddito di 400.000 dollari.
Sarà il democratico Lyndon Johnson a ridurla al 77 e poi al 70%. Con Ronald Reagan si scende drasticamente al 50% e poi al 28%. Solo Obama opera una piccola revisione ripristinando il 39,5% e oggi l’aliquota più alta è al 37%.
Si poteva fare una volta, si potrebbe rifare di nuovo.