Riceviamo da una a noi nota e stimata compagna e pubblichiamo

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Intervento al presidio vietato per la giornata della memoria 27.01.2026

Io non ho preparato un discorso, di quelli fatti bene, mi dispiace, ma oggi non è importante questo, è importante parlare ed io parlo lo stesso. Parlo offrendo alla piazza il gesto di non stare zitta, parlo offrendo alla piazza il gesto di non essere zitta. Parlerò questa volta anche attraverso le parole degli altri, ma ad ogni modo e ad ogni costo parlerò perché sono orgogliosamente antisionista e non permetterò che decreti repressivi e leggi liberticide mi zittiscano. Questo tempo storico ci richiede pensiero critico e lucido e intelligente ma richiede anche la materialità dei corpi che occupino gli spazi e la materialità della voce, che esprima pensiero critico e dissidente, che esprima ricordo e memoria. La peggiore offesa che si possa fare alla shoah è dimenticare il passato perché la storia, sempre ed oggi, deve essere la nostra bussola morale e la dimenticanza la nostra vergogna. E poiché ribellarsi a queste leggi liberticide non vuol dire scendere in piazza per dire quello che loro vogliono che diciamo ma per dire ciò che loro non vogliono sentire, il minimo che oggi si possa dire e ribadire dopo due anni di lotta è che Israele è lo strumento del sionismo, una base geografica per l’imperialismo mondiale, piazzata strategicamente nel mezzo della nazione araba per combattere le speranze di liberazione, unità e progresso degli arabi. Una forma di colonialismo di insediamento, razzista e sostenuto dal potere finanziario e militare dell’America e dei più grandi paesi imperialisti. E che il vero obiettivo degli Stati Uniti e di israele, e dei suoi aiutanti della NATO, è quello di saccheggiare le risorse altrui, mantenere Washington come capobranco globale e arricchire un’élite di ricchi capitalisti occidentali e non. Ed ora eccoci qui. Davanti a una sequenza di proposte di legge tutte uguali, proposte da fascisti o da finti antifascisti che pretendono non solo di dirmi ma di impormi per legge che criticare quello stato è antisemita. Ma, a parte il fatto che non prendo lezione dai fascisti , questo è falso. Criticare quello stato non è antisemitismo, criticare quello stato è antifascismo. Io sono fiera di avere scelto per mio figlio, tra i tanti santi del calendario cristiano, un nome ebraico: Elia, dal nome del profeta Elia del vecchio testamento, che nella tradizione ebraica non è morto ma è stato assunto in Cielo anima e corpo e di tanto in tanto ricompare sulla terra “sotto mentite spoglie” per aiutare il popolo ebraico in difficoltà. Aiutare il popolo ebraico, appunto, non Netanyahu, responsabile politico dello sterminio in corso a Gaza, che dovrebbe essere arrestato per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, come affermato dalla corte penale internazionale. Il profeta, quello del vero popolo ebraico e non del popolo indottrinato all’odio verso i palestinesi, si rigira nella tomba e grida vendetta al cielo. La questura, ha scritto nel suo divieto, che essere in piazza oggi in solidarietà al popolo palestinese può ledere il valore universale che alla giornata della memoria è riconosciuto. Bene vorrei tranquillizzare la questura dicendo che sono perfettamente d’accordo che la giornata della memoria ha un valore universale e che infatti il sangue delle vittime dell’Olocausto oggi è uscito da Auschwitz e si riversa per le strade di Gaza. Per cui non abbiamo timore di dire che a Gaza oggi, sotto le bombe israeliane, muoiono i palestinesi e muoiono gli ebrei di Birkenau, Dachau, Bergen-Belsen; muoiono gli indigeni americani e gli schiavi neri nelle piantagioni di cotone; muoiono i colonizzati in Algeria, India, Nigeria, Cina, Messico, Perù, Brasile, Indonesia; muoiono gli spartachisti e i comunardi, muoiono i curdi e i desaparecidos.

È in atto un processo di israelizzazione della società, sostenuto dalla stretta repressiva in Italia, in cui chi denuncia un genocidio viene perseguito, mentre chi lo commette viene protetto. 

E che mi denuncino pure, zitta non ci sto, né ora né poi. Anzi, mi faranno il piacere di sanzionare per legge che sono una dissidente, elevandomi così di status morale.

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